

Nel pieno dell’evoluzione digitale che ha investito anche il mondo dell’informazione, l’intelligenza artificiale ha ormai fatto il suo ingresso nelle redazioni. Da strumenti come ChatGPT a piattaforme di generazione automatica di testi, l’AI promette efficienza, rapidità e supporto nei flussi redazionali. Eppure, nell’epoca in cui le notizie possono essere scritte da algoritmi, il valore del rapporto umano tra giornalisti e uffici stampa non solo resiste, ma si rafforza.
Secondo lo studio State of the Media Report 2025 realizzato da Cision, il 53% dei giornalisti dichiara di utilizzare strumenti di AI generativa, ma oltre il 70% esprime forti dubbi sull’affidabilità dei contenuti prodotti automaticamente. Errori fattuali, mancanza di contesto e scrittura impersonale sono tra le criticità più segnalate. È in questo scenario che la figura dell’ufficio stampa torna centrale come fonte autorevole, contestualizzata e verificabile.
“L’AI può aiutare a scrivere una bozza, ma non può sostituire una conferma, un commento, un punto di vista ragionato” – sintetizza il commento di un giornalista italiano intervistato nel rapporto.
In effetti, il report rivela che il 72% dei giornalisti considera il comunicato stampa lo strumento più utile offerto dalle PR, a patto che sia ben mirato, chiaro e corredato da elementi multimediali. Ancora più significativo: l’85% dei giornalisti ritiene strategico il contatto diretto con l’ufficio stampa, anche in assenza di una notizia immediata da veicolare. In altre parole, la relazione professionale e personale con i portavoce delle aziende resta una fonte di fiducia e orientamento anche nell’ecosistema più tecnologico.
Nel tempo della velocità, ciò che conta è l’affidabilità. E l’affidabilità non si costruisce con i prompt, ma con relazioni durature, fondate sulla reputazione e sulla coerenza.
L’intelligenza artificiale può suggerire titoli, aiutare a sintetizzare un documento, supportare nella ricerca di fonti. Ma non può sostituire la credibilità costruita con anni di lavoro, né la sensibilità di chi conosce un settore, un’azienda, una persona.
In un momento storico in cui la fiducia nei media è fragile, il giornalismo ha bisogno di alleati solidi. E l’ufficio stampa, oggi più che mai, è uno di questi. Non solo fornitore di contenuti, ma interlocutore affidabile, traduttore di complessità, facilitatore di accesso.
Perché anche nell’era dei modelli linguistici e degli algoritmi predittivi, la notizia continua a nascere da una relazione umana. E il giornalismo, prima di tutto, è un atto di fiducia.



